martedì 12 giugno 2012

Riflessione sulla sintesi dell'entertainment

Quando ho iniziato a scrivere su questo blog, l'idea di base era quella di trattare le opere che stanno a metà tra libri, cinema e videogames. Nel senso più ampio degli intenti, avrei potuto o meglio voluto parlare sia di film che trattano di videogames o videogames che trattano di film o che sono fruiti come libri o fumetti etc etc.
Perché l'idea di base è che i videogiochi i film e i libri si stanno spostando verso un unico medium.
Ok, niente di troppo originale. Però a volte cerco di capire cosa potrebbe essere l'intrattenimento da qui a qualche anno.
Recentemente ho letto su una rivista quello che potrebbe essere il futuro dell'editoria. E-books insomma. Alt, alt, alt. Non e-books come sono oggi. Inchiostro elettronico, costi di produzione e distribuzione al minimo etc. Nel senso di libri elettronici multimediali, audio/video integrati, libri interattivi. Improbabile ma affascinante. Dico improbabile perché la lettura è un qualcosa che ha resistito per millenni ai cambiamenti tecnologici. Si legge adesso come si leggeva nell'antica Grecia (ok, su carta e non su cera o pietra, ma non mi riferisco al supporto in senso stretto).
Spesso si è parlato di film interattivi. Il futuro del cinema avrebbe dovuto essere un film a finali aperti, con percorsi guidati verso scenari preimpostati. Simile alla struttura di un libro-game. In minima parte avviene. Capita spesso che il finale alternativo di un film venga scelto in base ad un pubblico di prova. Dubito che anche in questo caso però il fruitore di un film voglia davvero "sforzarsi" di trovare un finale piuttosto che un altro, uno sviluppo piuttosto che un altro.
Veniamo ai videogames. I videogames si comportano come il punto di incontro tra film e libri/fumetti aggiungendo qualcosa alla fruizione. Dalle avventure grafiche degli anni '80 fino ai recenti Heavy Rain, i giochi elettronici si sono messi in luce sia come punto d'incontro che, soprattutto, come risultato in grado di rendere la fruizione della storia più coinvolgente ed immediata.
No, non è vero.
Un lettore accanito preferirà leggere Martin piuttosto che giocare a Skyrim. Un cinefilo preferirà vedere Seven piuttosto che giocare a Farenheit. Quindi non dirò che il videogame è più coinvolgente in senso assoluto, però chiede una partecipazione attiva dell'utilizzatore. Per vedere il finale di un film o di un libro particolarmente noiosi basta resistere, per completare un gioco bisogna persistere. Se ad esempio un film viene lasciato andare e nessuno lo guarda, arriverà alla fine. Un libro invece non deve necessariamente arrivare alla fine, è li. Lo si prende, lo si "attiva" leggendolo. Un videogioco invece rimane in stand-by. Se si inizia un gioco e poi non si toccano più i comandi, il gioco rimane in attesa.
È quindi possibile sintetizzare l'esperienza di tre media così diversi sotto un unico e complessivo medium?
Soprattutto, è qualcosa che davvero un giorno avrà uno spazio di mercato?
I videogames sono una forma d'arte relativamente recente che sta incontrando gli stessi problemi legati alle logiche del commercio successe a tutte le altre forme d'arte. I giochi casual sono, a mio avviso, l'equivalente dei cinepanettoni o dei romanzetti alla Meyer. Quindi la tendenza in qualche modo è verso una frammentazione commerciale. Il videogioco vissuto come passatempo, e ci sta. Ma meno nobile del libro o del film. E questo non ci sta.
Alla fine credo che lo spazio di mercato per un medium globale ci sarà, in parte c'è già adesso, anche se tutt'ora siamo dalle parti del prodotto composto e non sintetizzato.
Trovo difficile immaginare un mondo globalizzato con un divertimento frammentato.

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